venerdì, 02 ottobre 2009
Alla "Dana"  crisi vuoi dire lavorare 5 giorni al mese

C'è un rinnovato interesse attorno al futuro dei lavoratori che nelle fabbriche trentine stanno affrontando una crisi senza precedenti. Nel neonato "Comitato anticrisi" si ritrovano di nuovo unite energie che rischiavano di disperdersi: Rifondazione, Comunisti Italiani, Partito dei lavoratori e poi la "Rete 28 aprile", gli studenti di "Trento Anomala" e tanti cittadini che alla crisi vorrebbero dare risposte diverse da quel fin qui pervenute. Il comitato era ieri alla sua seconda uscita pubblica. Dopo aver manifestato sotto le finestre di piazza Dante ha scelto i cancelli della "Dana" di Rovereto per dire che «serve una risposta di sinistra a questa crisi, perché sta passando sulla testa dei lavoratori» per dirla con le parole di Francesco Porta, segretario provinciale di Rifondazione ma ieri in via Fornaci come attivista del comitato. La "Dana" è stata scelta perché la sua situazione è emblematica. Una grande fabbrica, che aveva fino ad un anno e mezzo fa 460 dipendenti ed ora ne conta 309 che lavorano mediamente una settimana al mese, nella maggior parte dei casi anche solo cinque giorni. Ma anche un'azienda che secondo il comitato paga più di altre il prezzo di una concezione industriale superata: «Ormai i contadini comprano i trattori in cooperativa - diceva ieri Ezio Casagranda - il futuro invece è in altre direzioni: si pensi alle tecnologie ecocompatibili, al fotovoltaico. In queste direzioni la Provincia dovrebbe lavorare». Viva preoccupazione da parte dei lavoratori della "Dana": «La situazione è difficile - dice il delegato interno - si lavora pochi giorni al mese, ma almeno possiamo dire che il dialogo con la direzione c'è. Il problema è strutturale, legato al mercato mondiale». Preoccupazione che diventa ancora più urgente per i 45 lavoratori extracomunitari. Per loro perdere il lavoro significherebbe anche perdere il permesso di soggiorno, dopo anni spesi a lavorare in Italia. «I primi a rimetterci sono sempre i precari - dicono i ragazzi di "Trento Anomala" - più sicurezza significherebbe meno ricattabilità».

da L'Adige  de Davide Pivetti

 

 

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giovedì, 01 ottobre 2009

La Dana: banco di prova per tutti

 

Il Comitato Anticrisi è oggi impegnato davanti alla Dana di Rovereto per richiamare l'attenzione dei cittadini, delle istituzioni e della stampa sul futuro di questa importante realtà produttiva trentina sulla quale incombe con sempre maggior insistenza il pericolo di centinaia di licenziamenti.

 

Un'azienda che rischia di essere il paradigma di una politica industriale provinciale che ha privilegiato e sostenuto (filiera) politiche di sola riduzione dei costi senza porsi il tema dell'innovazione, della ricerca di nuovi prodotti capaci uscire da un mercato ormai saturo. I lavoratori di questa azienda che rischiano di pagare pesantemente, con la perdita del lavoro e del salario, questa crisi. Attualmente alla Dana si lavora una settimana su quattro e non sempre per l'intera settimana.

 

In questo ultimo periodo sono stati resi noti i dati sulla disoccupazione in Italia ed in Europa e anche le più rosee previsione sulla fine della crisi lasciano intendere che se ripresa ci sarà, questa sarà pagata dai lavoratori con licenziamenti di massa, demolizione dei diritti collettivi e dello stato sociale accompagnati da  tanta precarietà. Quindi anche il futuro dei lavoratori Dana si prospetta inquietante e con i licenziamenti alle porte, tanto che le voci di 200 licenziamenti, anche se smentite, si fanno sempre più insistenti.

 

Come Comitato siamo qui per sostenere con forza il messaggio che i lavoratori della Dana hanno inviato all'azienda ed alla Provincia:

non accettiamo nessun licenziamento.

Per questo la richiesta del “blocco dei licenziamenti” presentata dalla FIOM nell'ultimo incontro con Federmeccanica sarà anche la nostra bandiera e il fine del nostro agire. Non possiamo permettere, come è avvenuto con i contratti a termine, che a pagare la crisi siano i lavoratori più deboli.

 

Oggi alla Dana si lavora meno di una settimana al mese e quindi per noi, dire NO AI LICENZIAMENTI, obbliga tutti ad individuare soluzioni innovative sia sul versante degli ammortizzatori sociali sia sul versante di nuove produzioni.

 

Chiediamo che la provincia intervenga, anche tramite la modifica del fondo Olivi, per sostenere le aziende che attraverso il ricorso ai contratti di solidarietà EVITINO I LICENZIAMENTI che si stanno prospettando al nostro orizzonte.

 

Chiediamo sostanzialmente che si torni a parlare di riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, per liberare tempo da dedicare alla cultura, alla formazione senza dimenticare l'esigenza di far fronte alle nuove esigenze di assistenza alla famiglia (vedi anziani). La Dana è, volenti o nolenti, il banco di prova per una nuova politica sociale e industriale capace di tutelare occupazione e professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici.

 

Per questo chiediamo che la provincia metta in campo una politica a sostegno dell'occupazione anche attraverso lo strumento della riduzione dell'orario di lavoro e  una task -force per la ricerca di nuove produzioni nei settori innovativi (energie rinnovabili, telefonia, comunicazione, servizi, ecc) compatibili con l'ambiente e quindi capaci di competere sui settori avanzati dell'economia.

 

Comitato Anticrisi del Trentino

 

Rovereto, 30 settembre 2009

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martedì, 29 settembre 2009

Rovereto 30 settembre 2009.

Volantinaggio davanti alla Dana

Appuntamento ore 14,00 presso CGILTrento Via Muredei.
Oppure 14,30 - 14,45 davanti Dana di Rovereto

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giovedì, 17 settembre 2009

 

 

PRESIDIO:

VENERDI 18 SETTEMBRE   ORE 9:30 PIAZZA DANTE A TRENTO (di fronte alla provincia)

NOI LA VOSTRA CRISI NON LA PAGHIAMO

Non un solo posto di lavoro, non un solo stipendio devono andare persi

 

Una crisi di sistema come da decenni non accadeva viene usata per portare un poderoso attacco allo stato sociale. Il liberismo ed i governi che lo spalleggiano, come quello italiano, vogliono imporre la loro ristrutturazione per un’uscita a destra dalla crisi. Vogliono distruggere la contrattazione nazionale arrivando ad una individualizzazione della contrattazione ed a una diffusa precarizzazione del posto di lavoro. Anche in Trentino questo passaggio è alle porte! I lavoratori non possono e non devono accettare questo meccanismo.

La sinistra entra in questo conflitto a fianco dei lavoratori

 

PER UNA NUOVA POLITICA DI REINDUSTRIALIZZAZIONE DEL TRENTINO

 

Con sempre maggiore evidenza appare chiaro che la crisi economica sta distruggendo lavoro, diritti e salari. Una crisi che continua, con sempre maggior forza  a far sentire i suoi effetti devastanti sul lavoro che la”prevista ripresa” non risolverà. Anche gli economisti più ottimisti prevedono che l'eventuale ripresa sarà lenta e senza occupazione.

Per questo come comitato anticrisi riteniamo che non sia più sufficiente una politica che si limiti alla definizione degli ammortizzatori sociali. Necessitano interventi capaci di dare gambe ad una nuova fase di reindustrializzazione del Trentino capace di attrarre produzioni innovative nei settori tecnologicamente avanzati capace di interloquire con i centri di ricerca presenti sul nostro territorio con positive ricadute sull'occupazione locale e che ponga l’obbiettivo di una industria ambientale al centro della produzione futura.

 

NO AI LICENZIAMENTI

 

Evitare che migliaia di lavoratori si trovino senza  nessuna assistenza! Chiediamo che la provincia intervenga per garantire strumenti per sostenere quelle realtà produttive che adottano i CONTRATTI DI SOLIDARIETA' e quindi EVITARE I LICENZIAMENTI che si stanno prospettando all'orizzonte anche nella nostra provincia.

 

SE 1000 EURO VI SEMBRAN ….. TANTI

 

In questi mesi, in piena crisi, migliaia di lavoratori licenziati dalle piccole imprese vedono esaurirsi il periodo di  disoccupazione  quindi per loro, in assenza di nuovi strumenti, si prospetta la perdita di qualsiasi sussidio economico con tutte le conseguenze sui lavoratori ma anche di impatto sociale. Chiediamo quindi che i sussidi di disoccupazione siano prorogati, con intervento della provincia, per  tutto il 2010 e che il sussidio di disoccupazione sia integrato in modo da arrivare alla misura minima di 1000 euro mensili.

Per questo chiediamo che la nuova normativa sulla legge che istituisce il REDDITO DI GARANZIA sia rivista nelle sue modalità di accesso, allargando la platea degli aventi diritto, sia alzando il limite di intervento annuale che, a nostro avviso, deve essere almeno di 12.000,00 euro annui, istituendo di fatto il salario sociale.

Chiediamo diritti, dignità e non elemosine.

 

Comitato Provinciale Anticrisi del Trentino

 

Aderiscono:

Rifondazione Comunista

Partito dei Comunisti Italiani

Partito Comunista dei Lavoratori

Rete 28 aprile nella CGIL del Trentino

Luigi Bozzato e Rino Stinghel RSU Dana Rovereto

Ezio Casagrande – Segretario Provinciale FILCAMS CGIL

 

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mercoledì, 26 agosto 2009
Martedì 25 agosto presso la sede di Rifondazione in Via Santa Margherita 20,
alle ore 20,30, si terrà la prima riunione per arrivare alla costituzione del
Comitato Anticrisi Provinciale.
Alla riunione parteciperanno Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti
Italiani, la Rete 28 aprile (componente di sinistra della CGIL), lo SLAI COBAS
del Trentino, vari compagni della sinistra anticapitalista trentina.
L'intento è quello di creare un organismo, non burocratico, capace di sintesi
politica, elaborazione e progettualità per dare una risposta di sinistra alla
crisi occupazionale che purtroppo si farà sentire anche in Trentino. La
risposta dovrà essere una risposta di sinistra, capace di creare aggregazione e
risvegliare l'importanza del conflitto per il mantenimento del posto di lavoro,
per non far pagare più la crisi ai lavoratori, ai disoccupati, ai precari. Il
comitato che nascerà dovrà essere capace di intervenire sui posti di lavoro per
affiancare i lavoratori, essere di ausilio e mortore di proposte di lotta e
capace di organizzare mutualità all'interno della classe dei lavoratori.
Sicuramente la nostra "utopia" è quella di arrivare ad un superamento del
capitalismo come unica forma di società possibile, sconfiggendo il liberismo
(punta di diamante di questo sistema), un'utopia che vorremmo diventasse
nuovamente patrimonio delle classi sociali più deboli. Nell'immediato il
compito dei comunisti deve essere quello di saper guidare le lotte dei
lavoratori, le lotte per un salario garantito, per il mantenimento del posto di
lavoro, arrivando a proporre anche la gestione operaia delle strutture
aziendali se non la nazionalizzazione delle aziende che pretestuosamente
(nonostante i molteplici aiuti pubblici) vorrebbero dismettere attività ancora
produttive.
In parlamento non esiste un'opposizione concreta. Partito Democratico ed Italia
dei Valori (Dipietristi) spesso fanno da stampella ad un governo il cui unico
scopo è la perpetuazione di un potere che mira allo smantellamento dello stato
sociale e alla conquista dello stato da parte del potere economico privato.
Noi dobbiamo dire di no, dobbiamo tornare ad essere il riferimento di chi non
vuole che questo accada, essere calamita per tutti coloro che vorrebbero
opporsi a questo sistema, organizzare opposizione e protesta, organizzare il
conflitto sui posti di lavoro, riorganizzare il movimento dei lavoratori
.

Francesco Porta
Segretario Provinciale
Partito della Rifondazione Comunista
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